E’ con piacere che Vi presentiamo la storia del nostro lavoro,la testimonianza del tempo che trascorre, delle tecniche che si evolvono e delle esigenze del mercato che cambiano.
La pianura che circonda la città di Pistoia a pochi chilometri da Firenze, con la sua buona terra, ha sempre prodotto discreti raccolti per coloro che amorevolmente l’hanno coltivata. Un terreno alluvionale, ricco di humus, fresco, con importanti risorse idriche nel suo sottosuolo, ha consentito la produzione di importanti quantità di raccolti tradizionali (grano, granoturco, panico), una notevole raccolta di foraggi per l’allevamento e la produzione di ottimi ortaggi per l’alimentazione della popolazione locale.
Sul mercato locale della “Piazzetta”, era quello in nome del mercato cittadino degli ortofrutticoli, erano attesi con trepidazione dagli operatori locali, i giorni dell’arrivo dei vari ortaggi “nostrali” prodotti nei campi intorno alla città. Erano i tempi non eccessivamente lontani in cui non si parlava ancora di ingegneria genetica, di pomodori o mais transgenici. La produzione di piante viene intrapresa a Pistoia tenendo ancora presente il principale bisogno dell’uomo, quello di nutrirsi.
Le piante da frutto sono state le prime a occupare qualche campo che altrimenti sarebbe stato destinato a grano o erba medica. Certo è che nel breve volgere di pochi anni quel fenomeno, inizialmente circoscritto a pochi campi, ha proliferato, coinvolgendo appezzamenti sempre più ampi, sottraendoli alle produzioni tradizionali.
I clienti che venivano a Pistoia a comprare le piante da frutto che essendo interessati anche alle piante da giardino iniziarono a stimolare l’offerta pistoiese di piante da esterno, fino ad orientarla esclusivamente e definitivamente verso queste produzioni.
Anche la nostra azienda ha, divenuta negli anni solo vivaistica, abbandonata ogni coltura tradizionale, aveva già alla fine degli anni ’60, piante esemplari da fornire.
I mezzi meccanici a nostra disposizione erano sicuramente quanto di meglio il mercato potesse mettere a disposizione in quei tempi. Erano i tempi in cui le grandi piante venivano ricercate per la realizzazione di grandi giardini “a pronto effetto”, opere a verde che prendevano il loro aspetto definitivo nel giro di pochi anni. Grandi piante, con enormi zolle di terra, che divenivano vere opere d’arte quando dovevano esse impagliate in buca. La zolla veniva sapientemente scavata con i “vanghetti”, una sorta di vanga tradizionale, modificata però dall’esperienza vivaistica pistoiese, con l’acquisizione della forma particolare del ferro che è diventato stretto e lungo, forma che essi mantengono tutt’oggi dopo decenni di uso.
 

Dopo la prima operazione di scavo, entrava in azione l’impagliatore; le zolle dovevano essere ricoperte da uno strato di paglia di segale, particolarmente adatta perché lunga e flessibile, in modo che la terra della zolla non fosse esposta agli urti che avrebbe potuto subire durante il trasporto. L’operazione lunga e laboriosa doveva essere svolta con la dedizione dell’artista, ogni filo di paglia doveva essere messo al suo posto in modo che scendesse ordinatamente dal colletto fino al fondo della zolla.
Oggi la paglia è stata sostituita da reti metalliche e tele di juta, molto più veloci da mettere in opera con le macchine più sofisticate.
 

Anche se piano paino noi vivaisti stiamo diventando dei produttori tecnologici, cerchiamo di mantenere vive le nostre tradizioni e la nostra cultura di un tempo, quelle degli uomini che continuano a lavorare la terra nel suo pieno rispetto.